
La conservazione del patogeno è affidata ai resti di piante infetti e può protrarsi per almeno 1-2 anni, condizionata dalle caratteristiche chimico fisiche del terreno (umidità, pH, ecc.) e da condizioni invernali miti. Alla conservazione concorrono inoltre ospiti rappresentati da specie coltivate e spontanee e, soprattutto, il seme, nel quale il batterio penetra in modo sistemico, come anche nei frutti ancora integri, interessando gli strati più interni del tegumento. Successivamente si trasferisce nelle piantine che, con le operazioni di trapianto, contribuiscono a diffondere il Corynebacterium michiganense.
Per uscire dallo stato di latenza la batteriosi necessita di temperature superiori a 25°C.e l'acqua piovana è il principale vettore dell'inoculo per la diffusione di infezioni secondarie. La sensibilità delle piante nei confronti del batterio risulta accentuata da precedenti condizioni di stress termico per l'alternarsi di periodi particolarmente caldi e freddi. Il batterio presenta un elevato grado di trasmissibilità e la sua penetrazione nella pianta avviene attraverso gli stomi e le micro e macro ferite.
L'infezione della pianta interessa i tessuti interni e manifesta i propri sintomi in concomitanza, o subito dopo l'allegagione dei primi grappoli fruttiferi con l'avvizzimento settoriale della chioma a partire dalla parte superiore. Peculiarità specifica è rappresentata dall'avvizzimento parziale delle foglie che da un lato si presentano indenni. Già in questa fase, sezionando il fusto si evidenzia l'imbrunimento dell'apparato vascolare e l'aspetto spugnoso del midollo centrale, mentre sezionando alla base del picciolo fogliare si evidenzia il tipico imbrunimento dei vasi a ferro di cavallo.
imbrunimenti localizzati in prossimità dell'estremità calicina dove il calice può presentarsi precocemente disseccato; internamente si evidenzia l'anomala pigmentazione gialla dei tessuti placentari. Dalla fonte primaria di inoculo l'infezione batterica interessa più tardivamente altre piante con sintomi non altrettanto eclatanti: nelle foglie il batterio penetra per via stomatica o microferite determinando, prima il ripiegamento del lembo fogliare a doccia e successivamente la comparsa di vescicole biancastre ancora evidenti quando la lamina dissecca. Nei frutti l'infezione penetra attraverso microferite e si manifesta, sia quando le bacche sono immature che quando sono invaiate o completamente mature, con pustole isolate a centro prominente circondate da alone giallo- biancastro, denominate a occhio d'uccello.
L'infezione da Corynebacterium, contrariamente alle altre due batteriosi, è letale: l'infezione primaria determina la morte della pianta e quella secondaria sostanziali squilibri vegetativi e funzionali, che impediscono alla pianta stessa di produrre o portare a maturazione gli eventuali frutti presenti. La coltura, almeno nelle sue piante infette, dovrebbe essere distrutta, possibilmente con il fuoco.
I mezzi di lotta agronomica ad azione preventiva sono sostanzialmente due: scelta di terreni non inquinati, adottando rotazioni triennali e/o quadriennali ed asportando i residui colturali (in particolare i fusti) e di seme non infetto, certificato, cui si affianca l'accorgimento di non utilizzare per più anni lo stesso terriccio in vivaio. Geneticamente non esistono fonti di tolleranza o resistenza.