
La paglia va stesa nell’interfila delle colture, sul terreno anticipatamente reso soffice e liberato dalle erbe infestanti con una lavorazione superficiale (sarchiatura, erpicatura, fresatura). La quantità di materiale da impiegare deve essere tale da impedire alla luce di raggiungere la superficie del terreno e permettere la fotosintesi alle plantule delle infestanti.
Sulla fila, invece, la pacciamatura viene eseguita per mezzo di teli (meglio se biodegradabili, per esempio in amido di mais, reperibili nelle migliori rivendite di prodotti per l’agricoltura). La paglia può essere usata con due diverse modalità: in modo da coprire tutta la superficie dell’interfila (è il caso della coltivazione di colture striscianti quali anguria, zucca e melone) o in modo da coprire solo l’interfaccia tra il telo pacciamante sulla fila e il suolo nudo nell’interfila (è il caso della coltivazione di zucchino, pomodoro da salsa, peperone, melanzana e di tutte le altre colture pacciamate non striscianti).
Su anguria, melone e zucca la paglia va stesa nel momento in cui si osservano i primi fusti striscianti superare la zona delimitata dalla pacciamatura sulla fila; su melanzana, pomodoro da salsa, zucchino e le altre colture non striscianti, in teoria, la paglia può essere stesa in qualsiasi momento (anche subito dopo il trapianto), ma più frequentemente quando le piantine hanno raggiunto un’altezza di almeno 15 cm. A fine coltura la paglia va trinciata e interrata superficialmente (a 20-25 cm di profondità), oppure raccolta e riutilizzata per altri scopi (per esempio compostaggio o lettiera per gli animali domestici).
L’impiego della paglia per la pacciamatura sulla fila è più problematico e meno diffuso: in questo caso sarà necessario controllare le erbe infestanti lungo la fila con zappature o scerbature fino a quando le piante della coltura da reddito non avranno raggiunto un’altezza tale da non essere sovrastate dallo strato di paglia che dovrà essere steso; tutto ciò potrà richiedere tempo e ripetuti interventi, non sempre compatibili con le esigenze dell’agricoltore.
1) Innanzitutto per il controllo delle erbe infestanti.
2) Perché preserva il suolo dall’erosione, fenomeno che depaupera il terreno del suo strato più fertile e ricco di sostanza organica (si pensi all’azione violenta dei temporali estivi).
3) Perché previene la formazione della crosta in quanto protegge il terreno dall’azione battente delle piogge e lo mantiene bene strutturato; la presenza di crosta è molto nociva alle coltivazioni perché ostacola l’infiltrazione dell’acqua nel suolo, diminuisce gli scambi gassosi tra suolo e atmosfera dando origine a un ambiente asfittico e inospitale per le radici e la maggior parte degli organismi terricoli, deprime i processi di mineralizzazione e umificazione della sostanza organica e favorisce quelli putrefattivi, abbassa la concentrazione di principi nutritivi prontamente assimilabili dalle piante.
4) Perché, quando piove, previene l’imbrattamento dei frutti e della vegetazione da parte di schizzi d’acqua mista a terra.
5) Perché, nella coltivazione di melone, zucca e anguria, si comporta come un cuscino su cui si adagiano i frutti che così non poggiano su eventuali avvallamenti del terreno nei quali si potrebbe accumulare acqua stagnante che faciliterebbe l’aggressione da parte di alcuni parassiti agenti di marciume (funghi e batteri).
6) Perché si tratta di un sottoprodotto della coltivazione dei cereali che in questo modo viene intelligentemente valorizzato.
7) Perché, se interrata a fine coltura, viene degradata dagli organismi terricoli che la trasformano in parte in humus e in parte in principi nutritivi assimilabili dalle colture successive; l’interramento della paglia implica quindi la restituzione al suolo di una parte degli elementi nutritivi che i cereali autunno-vernini avevano asportato e di una parte dell’humus che era stato mineralizzato.
8) Perché lo strato di paglia, grazie al colore chiaro e all’abbondante presenza d’aria, è molto utile nel prevenire l’eccessivo riscaldamento del suolo dovuto alla forte insolazione estiva.
9) Perché rende più conveniente la coltivazione di cereali autunno-vernini nelle aziende a indirizzo orticolo: infatti l’avvicendamento degli ortaggi con frumento e orzo è un toccasana per il mantenimento della fertilità biologica, chimica e fisica del terreno in quanto la fitta copertura del suolo operata dal cereale è utile nel prevenire l’accumulo di parassiti terricoli, nel controllo di alcune infestanti, nel contenimento dell’erosione e della lisciviazione di alcuni principi nutritivi (per esempio nitrati), causata dalle piogge invernali e primaverili, e infine perché l’apparato radicale fascicolato delle graminacee è eccellente nel migliorare la struttura del terreno.
10) Perché, nel caso in cui venga stesa solo sull’interfaccia tra il telo pacciamante sulla fila e il suolo nudo nell’interfila, impedisce la crescita delle infestanti in quella striscia di terreno a stretto contatto col telo che ha l’infelice caratteristica di non essere raggiungibile dagli organi lavoranti delle macchine che altrimenti danneggerebbero il telo: in questo modo l’uso della paglia permette di meccanizzare il controllo delle infestanti rendendo quasi superflua l’esecuzione delle scerbature.
Il vento forte potrebbe fare volare via uno strato di paglia appena steso, tuttavia una pioggia o una semplice irrigazione per aspersione saranno sufficienti per compattare la massa quanto basta e renderla più stabile.
Alcune erbe infestanti che sopravvivono nel terreno oltre che per seme anche grazie a organi sotterranei come rizomi e tuberi (per esempio sorghetta, vilucchio, topinambur) potrebbero essere dotate di sufficiente energia per permettere alle loro plantule di emergere dallo strato di paglia: in tale evenienza non ci saranno alternative e si procederà con una scerbatura laddove necessario.
A fine coltura è bene trinciare la paglia in modo da aumentarne i siti d’attacco per gli organismi terricoli che, una volta interrata, la degraderanno più agevolmente; in caso contrario la decomposizione sarà piuttosto lenta. In presenza di colture che terminano il loro ciclo a fine estate/inizio autunno (per esempio zucca, peperone, melanzana) si può anche pensare di lasciare la paglia sul terreno per tutto l’inverno per poi interrarla (con il dovuto anticipo, vedi sotto) prima della coltura successiva: in questo caso essa proteggerà il suolo dall’erosione operata dalle piogge invernali.
La paglia va interrata almeno 45 giorni prima della coltura successiva se quest’ultima viene seminata/trapiantata in marzo/aprile, e almeno 30 giorni prima se seminata/trapiantata in maggio (indicazioni valide per la pianura padana); prima di procedere con l’interramento sarà conveniente distribuirci sopra una manciata di pollina che libererà una quantità d’azoto utile per accelerare l’attività microbica di decomposizione.
In mancanza della paglia è possibile usare come surrogati il fieno o gli sfalci d’erba, purché siano ben disidratati.