
L’impossibilità di eseguire nell’orto la rotazione delle colture, specialmente di quelle più esigenti come il pomodoro, può portare in tempi più o meno lunghi al calo delle produzioni o all’interruzione della coltivazione a causa dello sfruttamento degli elementi nutritivi presenti nel terreno o per lo sviluppo di piante infestanti, malattie e parassiti sempre più aggressivi.
Si verifica poi quel fenomeno che gli agronomi chiamano stanchezza del terreno, dovuta ad esempio alla produzione di sostanze tossiche da parte delle radici delle piante.
Purtroppo questo fenomeno è la regola nelle coltivazioni professionali, specialmente protette, dove però le attuali tecnologie consentono di ripetere la stessa coltura per un numero indefinito di anni, tenendo il terreno solamente come base di appoggio delle piante.
Un altro sistema consiste nell’isolare le piante dal terreno stendendo degli appositi teli di plastica che formano delle canalette leggermente inclinate. Nelle canalette vanno poste le piante e viene fatto quindi circolare un velo di soluzione nutritiva. Quindi si può, senza eccessivi problemi, coltivare le piante di pomodoro in vasi ottenendo risultati molto validi.
In ogni caso, per limitare lo sfruttamento del terreno di un piccolo orto, ogni anno sarebbe consigliabile coltivare, in un quarto dell’orto, trifoglio (ad esempio trifoglio alessandrino), da interrare quando è arrivato alla fioritura (la tecnica è chiamata sovescio), migliorando in tal modo la fertilità del terreno.