Coltivare il Ciliegino
Da alcuni anni, anche negli orti familiari, il pomodoro ciliegino è coltivato con sempre maggiore frequenza perché, pur esigendo particolari cure, dà grandi soddisfazioni.
È un ortaggio che si adatta a differenti climi e a vari tipi di terreno, compresi quelli sassosi; le piante adulte di molte varietà, inoltre, tollerano abbastanza bene anche la salinità. In genere gli interventi antiparassitari non sono necessari o lo sono in misura molto limitata.
Il pomodoro ciliegino è un ortaggio ormai affermato e presente sul mercato durante tutto l’anno. Si è diffuso soprattutto nelle regioni meridionali, in particolare in Sicilia, i cui gli orticoltori riforniscono il mercato anche nel periodo più freddo dell’anno, usufruendo di posizioni climatiche particolarmente miti e attuando le colture sotto ampi tunnel. Anche nei piccoli orti il pomodoro ciliegino viene coltivato con sempre maggiore frequenza in tutta Italia, comprese le regioni del Nord. È abbastanza facile trovare le piantine dai vivaisti orticoli e le sementi presso i rivenditori specializzati in piante ortive.
Tuttavia molti piccoli orticoltori non riescono ad ottenere risultati soddisfacenti da questo tipo di pomodoro (le piante ad esempio portano frutti screpolati o spaccati, di sapore che lascia a desiderare, talvolta con colorazione poco vivace) perchè sovente lo coltivano come gli altri tipi da mensa, mentre il ciliegino ha bisogno di cure un po’ differenti.
È necessario comunque sottolineare che in piccole superfici è difficile arrivare a un prodotto di elevato pregio come si ottiene nelle regioni meridionali, sia per motivi climatici sia per la natura del terreno e la qualità delle acque di irrigazione (soprattutto in alcune zone della Sicilia viene coltivato in terreni salini e anche irrigato con acque saline; la produzione non è elevata ma i frutti assumono un particolare sapore salino-zuccherino ravvivato da una buona presenza di acidità). A parte questa considerazione, il pomodoro ciliegino, se ben coltivato, può fornire un prodotto di ottima qualità anche in un piccolo orto familiare del nord Italia.
Il pomodoro ciliegino si adatta a differenti climi
Il pomodoro ciliegino presenta una spiccata adattabilità alle differenze climatiche, tanto che riesce bene sia nelle colture protette attuate al sud nel periodo invernale, che nelle coltivazioni estive in pieno campo un po’ in tutte le regioni italiane.
Può essere coltivato nelle zone in cui cresce la vite arrivando (senza protezioni) sino alle colline che circondano per larga parte la pianura padana, ai 300-400 metri di altitudine, e anche oltre nelle località più riparate.
Va ricordato che per iniziare la coltivazione del pomodoro ciliegino i valori minimi della temperatura non devono scendere sotto i 10-12° C, mentre quelli più idonei per la vegetazione sono sui 21-23° C (si può arrivare fino a 26° C). Pur avendo esigenze d’acqua in genere minori rispetto alla maggior parte delle varietà da mensa, è necessario irrigare durante tutto il suo periodo di coltivazione.
Le esigenze in fatto di terreno
L’adattabilità del pomodoro ciliegino ai vari tipi di terreno (compresi quelli difficili come sono i suoli sassosi, purché si possa irrigare in modo continuativo) è piuttosto elevata; l’importante è che sia assicurato sempre un rapido sgrondo dell’acqua dalle aiuole.
Per quanto riguarda la reazione, i più indicati sono i
suoli quasi neutri o poco acidi (pH 6-6,8), ma questo ortaggio può riuscire ugualmente in suoli più acidi (fino a pH 5,5) o più alcalini (pH 7,9). Il
pomodoro ciliegino, come tutte le varietà di pomodoro, è una pianta orticola abbastanza tollerante la salinità, ma solo quando la pianta è adulta, mentre nelle prime fasi di vegetazione si presenta più sensibile.
Suggerimenti pratici
Le varietà di pomodoro ciliegino (specie quelle indeterminate) possiedono, in genere, un elevato vigore medio, pertanto è necessaria l’applicazione di alcuni accorgimenti che rendono un po’ diversa la tecnica di coltivazione rispetto a quella degli altri pomodori da mensa. È consigliabile coltivare i pomodori ciliegini in un’aiuola a parte separata dalle altre varietà, perchè specialmente concimazione, irrigazione e allevamento delle piante sono differenti.
- Rotazione: Bisogna attendere almeno 3-5 anni prima di far tornare il pomodoro ciliegino nella stessa aiuola e far trascorrere un uguale numero di anni pure dopo la coltivazione di piante della sua stessa famiglia botanica (Solanaceae), cioè melanzana, patata e peperone.
- Concimazione organica:Prima dell’impianto si può spargere letame o compost (4-6 kg di letame o 3-5 kg di compost maturi/mq), sebbene nei terreni fertili da tempo coltivati e concimati si possano ridurre le quantità (4 kg di letame oppure 3 kg di compost/mq). Non disponendo di letame o di compost si può adoperare letame essiccato-concentrato (o pollina) non superando mai i quantitativi indicati per le singole colture (in media 250 g/mq). Il letame concentrato-essiccato non ha effetti positivi paragonabili a quelli del letame o del compost, tuttavia il suo impiego è sempre consigliabile.
- Concimazione minerale: Si possono utilizzare anche concimi organo-minerali (che si trovano con sempre maggiore facilità). I quantitativi vanno, in linea di massima, da 100 a 120 g/mq (bisogna comunque attenersi alle indicazioni fornite dal produttore). Prima della messa a dimora si possono impiegare concimi minerali a base di fosforo e potassio come per gli altri pomodori da mensa (ad esempio 60-80 g/mq di perfosfato minerale-19 e 40-50 g/mq di solfato di potassio-50); solo in terreni poveri prima dell’impianto si possono interrare 10-15 g/mq di nitrato ammonico-26. Bisognerà invece contenere gli apporti di concimi azotati nella coltura in atto (in copertura) dosandoli in rapporto alla vegetazione che si svilupperà nel corso della crescita delle piante (ad esempio 4-5 g/mq di nitrato ammonico-26 per 4 volte alla distanza di 7-10 giorni, ad iniziare dall’ingrossamento dei primi frutti, apporti da continuare solo nel caso di vegetazione poco rigogliosa).
Considerato che la produzione può protrarsi per oltre tre mesi, si possono adoperare, pure in copertura, invece del nitrato ammonico-26, concimi a lenta cessione (contenenti ad esempio il 15% di azoto ad effetto prolungato, il 9% di fosforo, il 15% di potassio, il 2% di magnesio, il 16% di anidride solforica e microelementi come ferro, boro, rame, manganese e zinco) per 4-6 volte alla dose di 5-7,5 g/mq alla volta con le modalità indicate per il nitrato ammonico-26. Dato che questi concimi contengono anche fosforo e potassio, è opportuno ridurre un po’ i quantitativi distribuiti prima della messa a dimora (ad esempio 55- 75 g perfosfato minerale-19 e 35-45 g di solfato di potassio-50).
Nelle colture biologiche, oltre che letame o compost, si può impiegare un concime contenente guano attenendosi, per le quantità da impiegare, alle istruzioni riportate in etichetta.
- Semina: Molte volte si mettono a dimora piantine acquistate già pronte, ma disponendo di semplici protezioni (una doppia finestra, un tunnel freddo) ci si può facilmente produrre da soli le piantine con il pane di terra (semina attorno a metà marzo per trapiantare da fine aprile in poi). È necessario disporre di contenitori alveolati, o vasetti, in materiale plastico e dell’apposito terriccio per semine e trapianti e dare un occhio alla luna.
- Trapianto: Il periodo di trapianto in pianura padana va in media dalla fine di aprile alla prima decade di maggio. Nelle regioni meridionali, come detto, questo periodo può venire anticipato anche di oltre un mese a seconda del clima delle differenti zone. In genere, dato che le piante possono svilupparsi notevolmente e si allevano due-tre fusti per pianta, è opportuno mettere a dimora non più di due piante per metro quadrato (ad esempio 90 cm tra le file e 50 cm sulla fila). Se si dispone di varietà determinate si può arrivare attorno a tre piante per metro quadrato (80 cm tra le file e 40 cm sulla fila).
- Pacciamatura: È raccomandabile adottare la pacciamatura tanto con teli di materiale plastico scuro, anche degradabili nel terreno, che adoperando paglia.
- Irrigazione: Per irrigare è più razionale adoperare le apposite manichette forate che si possono collocare tanto a livello del terreno che sotto la pacciamatura.
L’irrigazione per scorrimento-infiltrazione laterale dentro solchi sarebbe da evitare perché, anche contenendo gli apporti, i volumi di acqua che arrivano alle piante potrebbero risultare eccessivi e provocare quindi screpolature e spaccature dei frutti. Se non si può irrigare in altro modo, bisogna apportare acqua con la massima moderazione possibile non alternando periodi in cui il terreno è troppo asciutto con altri in cui viene tenuto molto umido. L’irrigazione a pioggia deve venire sempre evitata perché può favorire gli attacchi di funghi microscopici e provocare scottature sui frutti.
Pulizia dalle piante infestanti
Nel caso non si attuasse la pacciamatura, bisogna controllare lo sviluppo delle piante infestanti a mezzo di leggere zappature o erpicature superficiali specialmente nelle prime fasi di crescita delle piantine.
Difesa da malattie e parassiti
Il pomodoro ciliegino presenta in media una buona rusticità, e spesso è possibile ottenere la produzione senza interventi antiparassitari.
- Come allevarlo : Il vigore medio-elevato o elevato delle varietà di ciliegino e le limitate dimensioni dei frutti hanno suggerito fin dalle prime coltivazioni l’allevamento delle piante tenendo due o tre fusti e non lasciando solo il principale come si fa in genere con le varietà da mensa. In questo modo si crea un equilibrio tra vegetazione e produzione che risulta maggiore come quantità e migliore dal punto di vista gustativo (frutti dolci e ben colorati, senza, o con poche, screpolature o spaccature). Per ottenere piante con due o tre fusti si esegue la cimatura, cioè si toglie con delicatezza il germoglio principale quando le piantine hanno 5-7 foglie vere (cioè 5-7 foglie oltre le prime due che si formano, dette cotiledoni, che hanno forma e dimensioni molto diverse dalle altre).
Alla base (ascella) delle foglie si sviluppano dei germogli che formeranno i fusti. In rapporto soprattutto alla fertilità del terreno, si terranno due o tre di questi fusti che dovranno venire subito sostenuti con piccoli tutori altrimenti potrebbero rompersi. Una volta che i fusti sono cresciuti in modo sufficiente, si legano ai sostegni definitivi che dovranno essere alti e robusti.
Mettendo a dimora piantine ben sviluppate a fine aprile i fusti possono, in seguito, raggiungere e superare i 2,5 metri di altezza anche in pianura padana; dovranno quindi essere predisposti sostegni di dimensioni adeguate a tale altezza. È consigliabile adottare un sostegno per ogni fusto, tuttavia in mancanza di tutori si possono legare i fusti a un unico sostegno, ma è un’operazione meno razionale. I due o tre fusti che si allevano devono venire legati ai sostegni a mano a mano che crescono, e bisogna togliere ad ogni singolo fusto i germogli che si sviluppano alla base delle foglie (femminelle) come per le altre varietà di pomodoro da mensa. Se si dispone di varietà determinate, in un piccolo orto familiare conviene sostenerle, ma è sufficiente un tutore alto fuori terra 100-120 centimetri. In queste non si esegue alcun lavoro di potatura e neppure si tolgono le femminelle e la pianta assume naturalmente una forma a cespuglio.
- Coltura protetta e vaso: Il pomodoro ciliegino può riuscire assai bene sotto protezione ma, dato lo sviluppo che possono raggiungere le piante, è necessario disporre di un tunnel alto almeno 2 metri e mezzo.
In pianura padana si può trapiantare attorno a metà marzo impiegando piantine con il pane di terra prodotte sotto protezioni riscaldate (con semina nella prima quindicina di febbraio). È possibile coltivare con successo il ciliegino anche in vaso (almeno 25 centimetri di diametro) adoperando varietà determinate e sostenendo le piante con un tutore e giuste irrigazioni.
- La raccolta si esegue da metà luglio sino a metà ottobre: La raccolta del ciliegino si deve eseguire quando i frutti sono ben maturi. Spesso attratti dalla curiosità, dall’aspetto esteriore o dal desiderio di utilizzarli, si tolgono i pomodori quando i primi frutti sono appena rossi. Invece, per assaporare a pieno la qualità del ciliegino, bisogna lasciare le bacche più a lungo sulle piante.
Un metodo pratico, anche se non particolarmente esatto, per raccogliere frutti di qualità consiste nel lasciare maturare completamente il primo e secondo palco di frutti. Quando quelli del terzo palco sono quasi del tutto rossi allora si può iniziare la raccolta del primo e così via seguendo il procedere della maturazione nei diversi palchi della pianta.
È possibile raccogliere i singoli frutti o l’intero palco fruttifero aiutandosi con forbici ben affilate. Una volta raccolti, i pomodori ciliegini si conservano bene in frigorifero per circa due settimane e, se privi di screpolature e spaccature, marciscono abbastanza difficilmente.
In pianura padana si inizia a raccogliere in media a metà luglio per arrivare sino oltre la metà di ottobre. Quando poi si decide di togliere le piante, i frutti rimasti si possono porre, anche immaturi, in una cassetta in un solo strato. Tenuti in un locale luminoso ma non troppo freddo (non sotto i 10-12° C) maturano gradualmente e sono in grado di fornire un prodotto ancora gradevole per qualche settimana.