
Il Cuore di bue, di provenienza statunitense (nome Oxheart), presenta frutti di forma caratteristica e di pezzatura piuttosto voluminosa (del peso che varia da 200 a 300 g, ma non è raro trovare frutti che pesano più di 500).
La buccia è liscia, piuttosto sottile, la polpa abbondante con pochi semi, di un caratteristico colore rosso-rosato con tonalità vinoso-violacee. Il frutto non ha costolature molto accentuate, ma queste sono più marcate nelle bacche di maggiori dimensioni. Esteticamente i frutti si presentano in modo gradevole, però nella stessa pianta sono piuttosto disformi. La pianta è indeterminata (cioè continua a crescere in altezza) con vegetazione da discreta a buona, a vigorosa quando trova situazioni ottimali di coltivazione. Il ciclo è tardivo. In origine era coltivata solo a pieno campo. I suoi difetti (soprattutto disformità di dimensioni e produzione, scarsa conservabilità) lo rendono maggiormente adatto a piccole produzioni di qualità da destinare all’autoconsumo.
Una delle varietà di Cuore di bue più conosciute è la Arawak, apprezzata per le sue caratteristiche gustative oltre che per il tipico aspetto esteriore. Veniva e viene coltivata specialmente negli orti familiari e da qualche orticoltore di professione per venire incontro alle esigenze di un numero limitato di consumatori. È infatti considerato un prodotto di nicchia. La varietà ha però avuto una notevole rivalutazione da quando si è affermata la selezione Cuore di bue ligure, selezionata per l’appunto da coltivatori liguri.
Attendere almeno 3-4 anni prima di far tornare la coltura del pomodoro nella stessa aiuola e far trascorrere un uguale periodo di tempo anche dopo la coltivazione di piante della medesima famiglia botanica (Solanacee) e cioè peperone, melanzana, patata.
In presenza di terreni pesanti, occorre lavorare il suolo nell’autunno che precede l’attuazione della coltura. In ogni caso, curare lo sgrondo dell’acqua dal terreno in modo che non siano presenti strati compatti (suola di coltivazione) che impediscano il regolare deflusso dell’acqua in eccesso.Non eccedere con le concimazioni organiche: al massimo 5 kg di letame molto maturo (o 4 kg di compost ugualmente maturo) per metro quadrato. Se non si dispone di letame o di compost, si può adoperare letame essiccato-concentrato non superando mai i quantitativi indicati per le singole colture (in media 250 g/mq). È possibile usare anche concimi organo-minerali: per le colture orticole come il pomodoro i quantitativi, a grandi linee, vanno da 100 a 120 grammi per metro quadrato a seconda del contenuto in elementi fertilizzanti del concime. Per integrare la concimazione organica si può impiegare, prima dell’impianto (meglio metà al momento della vangatura e metà durante i lavori di preparazione superficiale del suolo), 80-100 g di perfosfato minerale-19 e 40 g di solfato di potassio-50. Se si impiegano concimi organo-minerali per la concimazione di fondo questi apporti in genere non si eseguono oppure si riducono i quantitativi del perfosfato e del solfato di potassio in rapporto ai contenuti di questi due elementi nei concimi organo-minerali stessi.
In copertura sarebbe opportuno impiegare nitrato di calcio-15 (dato appunto che contiene calcio) per poter contrastare il marciume apicale dei frutti (per esempio 10-14 grammi per metro quadrato per 4 volte alla distanza di 7- 10 giorni a iniziare dall’ingrossamento dei frutti). Nelle colture biologiche al posto del perfosfato si possono usare le scorie di defosforazione (Scorie Thomas) e, volendo, sale di potassio contenente magnesio, ma sono concimi difficilmente reperibili in piccole quantità. È invece facile trovare fertilizzanti contenenti guano (che si può usare anche nella coltura in atto, cioè in copertura), ma il loro costo è piuttosto elevato.È opportuno non collocare le piante troppo fitte, ma spaziarle in modo che vi sia una buona circolazione dell’aria (per esempio 90-100 centimetri tra le file e 40 sulla fila). Eseguite il trapianto di piantine con pane di terra. È possibile produrre da soli le piantine impiegando l’apposito terriccio per semine e trapianti (semina da metà febbraio a metà marzo a seconda delle località). È sufficiente disporre di una doppia finestra bene illuminata o, specialmente per le semine di marzo, di un tunnel anche di limitate dimensioni (temperatura minima di germinazione 10° C, ottimale da 20 a 30° C). Piantine della varietà Cuore di bue (non della selezione ligure o di altre selezioni locali) sono facilmente reperibili presso i vivaisti orticoli.
Per l’irrigazione sono valide le apposite manichette forate. Infatti il sistema per scorrimento-infiltrazione laterale in solchi può facilitare la formazione nei frutti del marciume apicale. Da evitare anche l’irrigazione a pioggia che agevola lo sviluppo di malattie causate da funghi microscopici. In ogni caso non eccedere con gli apporti di acqua.
Adottare la pacciamatura sia con teli di materiale plastico scuro, anche degradabili nel terreno, sia adoperando la paglia.
Intervenire già dai primi stadi di crescita (pure nella fase di produzione delle piante) con un prodotto a base di rame tanto per prevenire malattie causate da funghi microscopici che per indurire le piante.