
L’impollinazione dei fiori nelle colture orticole è determinante per le piante di cui vengono consumati i frutti (pomodoro, melanzana, peperone, zucca, zucchino, cetriolo, melone, cocomero, fagiolino, ecc.), i semi (fagiolo da sgranare, pisello, fava, ecc.) e per alcune aromatiche (finocchio, cumino, anice, coriandolo).
Il problema non si pone per le coltivazioni di piante da radice (carota, bietola da orto, ravanello, ecc.), da fusto (asparago per i turioni, cipolla per i bulbi, ecc.), da foglia (lattughe, cicorie, cavolo cappuccio, bietola da coste, ecc.) da fiore (cappero) e infiorescenza (cavolfiore, broccolo, carciofo) la cui raccolta si attua prima che le piante stesse emettano o aprano i fiori.
Se invece le coltivazioni sono destinate a produrre sementi lo scopo principale è, nuovamente, la formazione dei fiori seguita dalla corretta impollinazione, la quale darà origine ai semi che verranno impiegati, in seguito, per attuare le nuove colture. Tali produzioni, che a livello professionale richiedono un’adeguata specializzazione, interessano solo marginalmente il piccolo orticoltore anche se talvolta egli tende a produrre il seme di qualche varietà tradizionale e/o locale a cui è particolarmente affezionato.
In molti ortaggi l’impollinazione è incrociata, in altri prevale l’autoimpollinazione. Nella maggior parte delle piante da orto l’impollinazione è incrociata, ma in alcuni ortaggi importanti è prevalente l’autoimpollinazione (prevalente perché vi può essere una percentuale più o meno elevata di fiori in cui avviene l’impollinazione incrociata compiuta dagli insetti che visitano i fiori).
Piante orticole con impollinazione incrociata sono: asparago, basilico, bietole, carciofo, cardo, carota, cavoli in genere compresi i cavoli cinesi, cetriolo, cicoria e radicchio, cocomero, cipolla, porro, fagiolo di Spagna, fragola, mais dolce, melone, prezzemolo, rapa, ravanello, sedano, spinacio, zucca, zucchino. Piante orticole con autoimpollinazione sono: fagiolo comune* e fagiolino*, fava**, indivia riccia e scarola**, lattuga*, melanzana**, peperone**, pisello, pomodoro*.
(Con un asterisco sono segnate le piante che hanno probabilità basse/medio- basse di impollinazione incrociata, con due quelle in cui queste possibilità sono più elevate).
Pur essendo gli insetti gli agenti principali dell’impollinazione incrociata, questa spesso è favorita e incrementata dal vento (ad esempio per la fragola). Solo nel caso delle bietole, del mais dolce e dello spinacio avviene per mezzo del vento.
Gli insetti pronubi sono preziosi anche per l’impollinazione degli ortaggi; nelle coltivazioni protette occorre favorirli con l’apertura controllata delle protezioni. L’impollinazione è favorita dalla visita assidua (cioè continuata) degli insetti pronubi e dall’arieggiamento delle colture, determinante nelle coltivazioni protette.
La vicinanza di alveari può quindi migliorare l’impollinazione, anzi sembra che possa far aumentare le produzioni; perciò i piccoli orticoltori che allevano anche api da questo punto di vista sono favoriti.
La presenza invece di piante capaci di attirare fortemente le api, i bombi e gli altri insetti pronubi può rendere più complicata l’impollinazione delle piante che interessano. Piante diffuse capaci di distrarre gli insetti sono il tarassaco (chiamato anche soffione, radicchio di cane, ecc.), l’erba medica, il meliloto, alcuni trifogli, il girasole e, tra gli alberi, il tiglio.
Un’attenzione particolare deve essere posta alla presenza del tarassaco perché, nelle zone dove è diffuso, può essere molto abbondante e la sua fioritura, anche se in quantità inferiore rispetto alla primavera, può continuare fino ai geli.
I bombi si possono allevare con facilità. Nelle coltivazioni protette di pomodoro fuori stagione consentono di evitare l’ormonatura dei fiori. Quello dell’impollinazione è un problema specialmente nelle coltivazioni fuori stagione, cioè quelle che nelle regioni con clima mite del nostro Paese vengono praticate anche in pieno inverno. La più importante di queste colture è il pomodoro; per consentire la formazione dei frutti, venivano spruzzate sui fiori delle sostanze ormoniche diluite in acqua che stimolavano la produzione delle bacche senza che avvenisse la fecondazione dei fiori (tecnica chiamata ormonatura).
Oggi questa tecnica è stata in buona parte sostituita dall’introduzione, nelle coltivazioni, dei bombi (Bombus terrestris) (1) che pare si adattino meglio alle protezioni rispetto alle api. Le ditte che allevano i bombi forniscono, oltre alle sostanze che li alimentano (zuccheri, polline), anche dettagliate notizie, in rapporto alle colture attuate (i bombi vengono introdotti pure nelle colture di melanzana, peperone, melone, zucchino, fragola, ecc.), su come installare i nidi artificiali, sulle precauzioni da adottare nella loro gestione, su come operare quando si vuole spostarli, su quali principi attivi impiegare negli interventi antiparassitari per non ostacolare o danneggiare in modo irreparabile l’attività di questi insetti.
Un nido artificiale è costituito da una regina che depone le uova e da numerose operaie (all’inizio 50-100) che visitano i fiori. Gli individui che compongono una colonia sono sufficienti per un’area protetta di 1.000-1.500 mq e la loro attività dura 6-10 settimane. Per superfici inferiori ai 600-700 mq è necessario consultare le ditte su come comportarsi perché, se i fiori della coltura non sono sufficienti a fornire il polline, bisogna apportarne dall’esterno (1-2 volte alla settimana) per consentire un’alimentazione continuativa dei bombi. Sulle aperture delle protezioni vengono sovente collocate apposite reti, le quali lasciano passare l’aria ma impediscono ai bombi di uscire attratti magari da fioriture che vi sono nelle vicinanze.
Tali reti si possono acquistare presso gli empori di prodotti per l’agricoltura che, se non ne dispongono, possono facilmente richiederle alle ditte produttrici. L’attività dei bombi inizia già a 6-8° C e con una copertura del cielo pari al 70%. Se però la temperatura scende sotto lo zero questi insetti non sono in grado di sopravvivere. Anche sopra i 35° C potrebbero esserci gravi problemi, soprattutto se tali valori termici rimangono a lungo elevati. Per questo è necessario arieggiare con grande attenzione le protezioni avvalendosi dell’aiuto di termometri di minima e massima. I bombi consentono di risparmiare manodopera, di eliminare l’impiego di sostanze ormoniche (o ridurne moltissimo l’uso, impiegandole cioè solo in condizioni climatiche estreme) e di rendere più uniforme e di migliorare la qualità della produzione ottenuta.
Questi insetti poi non sono, in genere, aggressivi e reagiscono pungendo solo se vengono molestati. La puntura dei bombi è, di solito, meno dolorosa rispetto a quella delle api, ma in ogni caso è necessario che venga usata molta prudenza soprattutto da parte di persone che si dimostrano sensibili alle punture degli insetti. Quando si coltivano poche piante e non si può di conseguenza usufruire di bombi o di api, alcuni tecnici suggeriscono – invece dell’ormonatura e nelle specie in cui avviene l’autoimpollinazione – di scuotere con delicatezza (vibrare) più volte al giorno le piante stesse agendo sui sostegni quando queste ne sono munite (ad esempio nel caso del pomodoro da mensa).
È da ricordare che, per mantenere in purezza le caratteristiche di certe varietà o per costituirne di nuove oppure ancora per produrre delle sementi ibride, può essere necessario ricorrere all’impollinazione artificiale.
Tali lavori sono eseguiti da Istituti di ricerca e ditte sementiere che operano in orticoltura, in floricoltura, in frutticoltura e sostanzialmente consistono nell’effettuare l’impollinazione manuale tra fiori della stessa pianta (quando questa è autocompatibile) o tra fiori di varietà o specie diverse opportunamente scelte. Nel primo caso si tende a mantenere nei discendenti il maggior numero possibile di caratteristiche del genitore; nel secondo caso si cerca di riunire nei discendenti le migliori caratteristiche dei genitori o di esaltarle attraverso la produzione di ibridi.
Queste operazioni sono seguite da un costoso e paziente lavoro, particolarmente lungo nel caso di alcune specie arboree, per arrivare alle piante da moltiplicare dopo aver individuato le caratteristiche del prodotto che si vogliono ottenere: precocità, resistenza a malattie e parassiti, adattabilità alle varie condizioni di coltivazione, idoneità alla trasformazione industriale, conservabilità, resistenza ai trasporti.
Le colture cerealicole da pieno campo (mais, frumento, orzo ecc.) non presentano problemi particolari di impollinazione poiché questa viene operata dall’aria.
La produzione del seme delle colture foraggere (trifoglio, lupinella, sulla e, soprattutto, erba medica) e delle oleoproteaginose (soia, colza, girasole, ravizzone) risulta particolarmente dipendente dall’impollinazione incrociata operata dagli insetti. In particolare le api sono preziose per l’impollinazione dei fiori di sulla, lupinella e trifoglio ibrido, mentre per l’erba medica e il trifoglio violetto risulta molto attivo un altro imenottero, e precisamente Megachile rotundata, che può anche essere allevato artificialmente con discreta facilità.