
Sul grande schermo il pomodoro è stato spesso utilizzato per simulare il sangue nelle scene pulp degli horror, ma non solo. La commedia all’italiana ha sfruttato a piene mani il mito della pasta al pomodoro, da Totò a Alberto Sordi. Risale al 1978 una spassosa pellicola di serie B, The attack of the killer tomatoes di John de Bello. Narra la storia surreale di una rivolta dei pomodori.
Tutto comincia quando una casalinga si accinge a pelarli: è la scintilla che fa esplodere la ribellione di un’intera specie, che si solleva per conquistare al pianeta. La sua insurrezione sarà sedata con l’ascolto di una canzone davvero deprimente: Amore in pubertà! Nel 1988 lo stesso regista ha firmato un sequel dello stesso tenore, Return of the killer tomatoes, in cui uno scienziato pazzo collabora alla presa del potere dei pomodori, conferendo sembianze umane
al nuovo pericolo rosso. Michele Placido ha dedicato all’ortaggio la pellicola Pummarò (1989), la sua prima opera da regista: narra la storia di un immigrato africano che si reca in provincia di Caserta alla ricerca del fratello scomparso, un raccoglitore di pomodori soprannominato appunto Pummarò. Di tutt’altro tenore Leolo di Jean-Claude Lauzon (1992), il cui protagonista, un ragazzino canadese, è convinto che la madre sia stata fecondata da una cassa di pomodori siciliani. Senza dimenticare i celebri Pomodori verdi fritti alla fermata del treno di Jon Avnet (1991): sono la specialità del Whistle Stop Café, luogo di resistenza femminile nell’America bigotta, razzista e repressiva degli Anni ’30.