
Il patogeno si conserva sui residui di piante di pomodoro infetti e su piante spontanee. La diffusione dei conidi è favorita dall'azione combinata dell'acqua piovana e del vento. La penetrazione del fungo nella pianta avviene generalmente per via stomatica e il periodo di incubazione è di 10-15 giorni; la sua propagazione sulla coltura risulta facilitata dall'innalzamento dei valori dell'umidità ambientale per piovaschi anche di breve durata e rugiade notturne con temperature comprese tra 15 e 28° C (anche se l'optimum si attesta attorno ai 25° C). Pur essendo soggetta a numerose variazioni, in funzione delle condizioni climatiche, la septoriosi si manifesta in modo più intenso e frequente nella pianura padana verso la fine della coltura (comunque dopo l'allegagione dei primi frutti), contribuendo al naturale decadimento delle piante, di cui interessa le foglie più vecchie. Nel meridione rappresenta invece una patologia tipica della primavera danneggiando soprattutto le piantine in fase di sviluppo iniziale di cui compromette seriamente lo stelo.
La parte di pianta interessata è generalmente la foglia su cui si manifesta con sintomi differenti:
In condizioni di diffusione avanzata, lesioni necrotiche possono comparire anche su fusti e piccioli che non subiscono danni funzionali consistenti in quanto le lesioni interessano solo i tessuti superficiali. Altrettanto superficiale, per quanto raro, risulta l'interessamento dell'epidermide dei frutti.
La Septoriosi veniva ricordata in letteratura come patologia grave e frequente; attualmente risulta relativamente poco diffusa, anche per la difficoltà di una individuazione empirica, e comunque scarsamente dannosa. È stata rilevata una differente suscettibilità varietale nei confronti del fungo.
Il principale mezzo di lotta agronomica consiste nell'asportazione dei residui colturali infetti e nell'evitare il ristoppio della coltura.