
In marzo e aprile i lavori nell’orto richiedono sempre maggiore impegno perché inizia o prosegue il ciclo di coltivazione di molte piante orticole che forniranno i loro prodotti dalla primavera avanzata all’autunno. Ma la primavera di per se stessa è una stagione con tempo instabile. È perciò una regola che si verifichino ritorni di freddo o che si susseguano diverse giornate piovose. Questo comportamento del tempo è frequente, non solo nel nord Italia. Siate quindi prudenti nell’eseguire semine e trapianti perché questi lavori attuati troppo in anticipo potrebbero compromettere la riuscita di alcune colture.
È necessario che evitiate di lavorare i terreni quando sono bagnati o molto umidi specialmente in presenza di suoli compatti o tendenti al compatto. Può succedere infatti che si verifichino primavere piovose e, se il suolo non è stato lavorato o è stato lavorato solo parzialmente nell’autunno- inverno, bisogna attendere che si asciughi a sufficienza (si va verso la stagione calda) per poter eseguire con facilità le lavorazioni. Infatti se operate su terreno bagnato rischiate di compromettere la struttura del suolo che rimarrà con zolle di grosse dimensioni, poco arieggato e quindi non idoneo all’ottimale sviluppo delle radici e all’attività degli organismi presenti nel terreno, organismi che sono determinanti per il nutrimento delle piante e quindi per la riuscita delle colture.
Quindi sempre, soprattutto in un piccolo orto, eseguite le lavorazioni, tanto di fondo che superficiali, con la massima cura, meglio con pignoleria.
In presenza di suoli pesanti, se non siete riusciti a lavorarli nell’autunno-inverno, per evitare che si formino grosse zolle, le quali richiedono poi una faticosa e difficile frantumazione, potete limitarvi a eseguire una minima lavorazione. Questa si effettua con estirpatori (coltivatori, erpicatori, arieggiatori) piuttosto pesanti, cercando di affondare il più possibile gli organi lavoranti nel suolo e operando più volte nelle aiuole in senso longitudinale e trasversale. In questo modo si smuove il terreno senza formare zolle di grosse dimensioni. Nello stesso tempo potete interrare compost maturo e letame molto decomposto (cioè ridotto a terriccio con 10-12 e più mesi di permanenza in concimaia). In seguito procedete ai consueti lavori di preparazione superficiale e all’attuazione delle varie colture. Usate di preferenza la pacciamatura perché contribuisce notevolmente a mantenere soffice il terreno. Nelle aiuole già vangate, quando preparate il terreno per iniziare le nuove coltivazioni, curate in modo particolare la sistemazione degli strati più superficiali soprattutto se possedete suoli pesanti e dovete affidare al terreno semi minuti come quelli delle carote, delle lattughe, delle cicorie, ecc.
Dopo aver sminuzzato le zolle di maggiori dimensioni impiegando una zappa e/o un solido erpicatore-arieggiatore, spianate il terreno con un rastrello a denti robusti e appuntiti o con uno spianatoio. Continuate poi con lo stesso rastrello le operazioni di livellamento amminutando contemporaneamente le parti del suolo che risultano ancora grossolane fino a quando le aiuole sono pronte per la semina. Per ottenere una superficie ancora più liscia e piana ripassate di nuovo con leggerezza il suolo con lo spianatoio o con il dorso del rastrello. Se temete che le piogge rovinino il lavoro svolto, coprite le aiuole a mezzo di teli plastici uguali a quelli che si impiegano per la pacciamatura. Per fissare in modo provvisorio i materiali plastici potete usare dei grossi sassi o qualche badilata di terreno (oppure di sabbia) o dei sacchi riempiti di terra o sabbia che collocherete ai bordi dei teli stessi, e che toglierete prima di procedere al trapianto o alla semina. Eseguite la semina possibilmente a righe per tutte le colture, perché in seguito sarete facilitati nel compiere le operazioni di coltivazione (zappature, estirpature superficiali, diserbo, diradamenti, assolcature, ecc.).
Per collocare le file a giusta distanza servitevi di alcune assicelle, che segneranno le righe, e di un metro, per determinare la distanza tra una fila e l’altra, o meglio di un segnarighe anche costruito da voi stessi.
In ogni caso conoscere le quantità medie di seme da impiegare per le varie colture è determinante per la riuscita delle coltivazioni. Le tabelle servono inoltre per calcolare – in rapporto alla superficie coltivata – quanta semente è necessario acquistare per ogni singola specie e varietà. Una volta ultimate le operazioni di semina, per agevolare e rendere più uniforme la germinazione, potete stendere sulle aiuole un velo di tessuto non tessuto. Questa tecnica molto semplice da attuare e poco costosa non ha ancora trovato, come meriterebbe, una vasta applicazione nei piccoli orti. Ricordate che, oltre ad agevolare la germinazione, il tessuto non tessuto protegge i seminati dai danni provocati dagli uccelli e da altri animali (come ad esempio gatti che scavano nel terreno soffice e fresco); probabilmente anche gli attacchi di lumache e limacce sono meno intensi. Il trapianto di numerosi ortaggi (pomodoro, melanzana, peperone, zucchino, melone, cetriolo, ecc.) inizia in piena aria in pianura padana verso la fine di aprile. Se, quando iniziate la messa a dimora, la temperatura di notte scendesse sotto i 12° C, collocate dei piccoli tunnel provvisori (40-50 cm di larghezza per 40-50 cm di altezza) sulle colture per rendere più facile l’attecchimento delle piantine e difenderle da possibili danni che il freddo può causare.
Ricordate però di arieggiare in modo costante anche queste piccole protezioni. Quando eseguite i trapianti preferite piantine con il pane di terra rispetto a quelle a radice nuda. Le prime hanno un costo più elevato, ma i vantaggi che apportano alle colture sono così evidenti (attecchimento rapido e uniforme, maggiore precocità, ecc.) che conviene senz’altro sostenere una maggiore spesa. Vi è inoltre da rilevare che con il trascorrere degli anni diminuisce il numero di produttori (vivaisti orticoli) che dispongono di piantine a radice nuda. In molti casi è semplice e facile produrre da se stessi piante con il pane di terra (dette anche con zolla o zolletta) e provare a realizzare questa tecnica – ad esempio con lo zucchino da coltivare a pieno campo – può risultare un’esperienza utile anche per un piccolo orticoltore (meno di 30 metri quadrati di superficie coltivata) ai primi tentativi. In ogni caso non mettete a dimora piantine invecchiate dentro il loro contenitore altrimenti potete correre il rischio di non ottenere i vantaggi prima esposti. È opportuno poi che evitiate di trapiantare troppo presto ortaggi che hanno bisogno di caldo come pomodoro, peperone, melanzana, melone, cocomero, cetriolo, zucca e zucchino. Un ritorno di freddo può bloccare la vegetazione per lungo tempo e compromettere sia la precocità che la quantità complessiva di prodotto che si otterrà. Se volete raccogliere con un po’ di anticipo puntate su varietà precoci e attuate almeno parte delle colture, specialmente delle piante appena menzionate, sotto protezioni.
Utilizzate poi la pacciamatura con teli plastici per molte colture (pomodoro, peperone, melanzana, melone, anguria, cetriolo, zucchino, ecc.), accoppiando, se possibile, le manichette per l’irrigazione. Se non desiderate pacciamare le aiuole con teli plastici, potete usare la paglia, che di solito in campagna si trova facilmente, oppure gli appositi fogli di carta che si degrada una volta interrata nel suolo, la quale però non è facile da reperire. Va comunque ricordato che esiste in commercio, pure in piccole quantità, un telo plastico derivato da amido di mais (BioTelo Agri) che una volta utilizzato viene interrato con una normale lavorazione e si decompone nel terreno. La sua durata, a seconda degli impieghi, va da 1 a 3 mesi e più in rapporto soprattutto al tipo e allo spessore dei teli stessi; si può impiegare tanto in coltura protetta che a pieno campo. Nel caso fosse necessario, irrigate in pieno campo, ma con molta prudenza.
È consigliabile installiate per tempo i tunnel che, verso la metà di marzo, dovranno accogliere colture esigenti in fatto di calore. Coprendo in anticipo le aiuole in cui verranno trapiantati questi ortaggi, il terreno si potrà riscaldare e così le piante messe a dimora riprenderanno più rapidamente la vegetazione. Arieggiate le protezioni sempre più a lungo – in particolare nelle giornate di pieno sole – via via che aumentano le ore di luce e si innalzano le temperature. Può succedere, qualora non si aprano i tunnel, che si raggiungano o si superino, specialmente in aprile, valori termici elevati, pari a 40° C e più. Queste alte temperature sono dannose per le piante orticole perché bloccano la vegetazione e possono ostacolare l’impollinazione dei fiori fino a compromettere la formazione dei frutti.
Vi sarebbe inoltre una differenza troppo elevata tra le temperature del giorno e quelle della notte, differenza che metterebbe ancora di più in difficoltà gli ortaggi. Se si verificassero invece giornate fredde e perturbate, lasciate pure aperti i tunnel per consentire la riduzione della condensa che si forma all’interno delle protezioni, ma il meno possibile. In caso però di tempo molto perturbato teneteli chiusi. In molte località marzo è caratterizzato dalla frequente presenza del vento; in questo caso aprite le protezioni dalla parte opposta a quella da cui soffia il vento. Nel mese di aprile togliete le protezioni da ortaggi come lattughe, ravanelli, radicchi da taglio che per vegetare e produrre non hanno bisogno di condizioni termiche elevate, anzi da queste vengono danneggiati.
Sotto tunnel è indispensabile apportare acqua (a temperatura ambiente) sempre più frequentemente, ma senza esagerare nelle quantità che saranno proporzionate all’aumento della vegetazione, al numero delle ore giornaliere di luce e quindi delle temperature. Eseguite la pacciamatura delle aiuole con teli di materiale plastico scuro o con paglia (o con entrambi i materiali, ad esempio ricoprendo le aiuole con teli plastici e i percorsi tra un’aiuola e l’altra con paglia). Specialmente nel caso adoperiate teli plastici potete impiegare per l’irrigazione l’apposita manichetta forata da porre sotto la pacciamatura stessa. Per i trapianti utilizzate piantine con il pane di terra di varietà adatte alle colture protette Solo adottando varietà adatte alle colture protette potrete ottenere raccolti veramente precoci ed elevate quantità di prodotto.
Concimate sempre con moderazione, tanto al momento in cui preparate le aiuole per semine e trapianti, quanto nel periodo di vegetazione delle piante, cioè in copertura. Per avere un punto di riferimento nelle concimazioni, impiegate i quantitativi di fertilizzanti suggeriti, quantità che potete diminuire se disponete di terreni fertili.
Ultimate le concimazioni di base (a seconda delle disponibilità e delle scelte individuali, con letame molto maturo, compost ugualmente maturo, fertilizzanti organici e organo-minerali ammessi nelle colture biologiche, concimi contenenti fosforo e potassio) nelle aiuole in cui la raccolta di prodotti invernali è ormai conclusa. Iniziate a concimare in copertura, senza mai esagerare, le piante orticole che hanno trascorso nel terreno la stagione invernale come aglio, cipolla e porro ed anche ortaggi da poco seminati e in fase di crescita (come ad esempio la carota).
Nelle colture protette non eccedete con le concimazioni perché le favorevoli condizioni climatiche che si verificano sotto le protezioni potrebbero rendere troppo rigogliosa la vegetazione (come nel caso di melanzana, melone, ecc.) a scapito della precocità, della produttività e della sanità complessiva delle piante.
Se non desiderate utilizzare fertilizzanti prodotti dall’industria chimica potete impiegare concimi contenenti guano che si possono utilizzare pure in copertura; questi fertilizzanti si trovano piuttosto facilmente, ma sono abbastanza costosi. Dopo aver distribuito i concimi, interrateli, di regola, a mezzo di una leggera zappatura e/o eseguite un’irrigazione.
In questo periodo però la concimazione di fondo dell’orto e del giardino va limitata alle aiuole che avevano fornito la loro produzione nel periodo invernale (cavoli, porri, ecc.) oppure che non era stato possibile vangare in precedenza. Potete impiegare il compost anche per le piante ornamentali coltivate in vasi e cassette. In questo caso la decomposizione dei materiali dovrà essere molto spinta (non meno di 12 mesi, meglio 18-24). Di solito il compost, specialmente quello meno maturo, viene mescolato con torba (50% circa; torba in quantità maggiori se si coltivano piante acidofile come azalee, rododendri, eriche), ma potete aggiungere anche sabbia (5-15%) o argilla espansa in rapporto alla compattezza del terriccio, alle dimensioni del vaso usato e alle piante coltivate.
Potete arrivare anche al 15% e oltre quando il compost si presenta piuttosto umido o volete preparare un terriccio più leggero. Potete mescolare pure una parte di terra dell’orto o del giardino, dove però sono presenti semi di piante infestanti che dovranno essere tolte non appena i semi stessi germineranno. Per facilitare lo sgrondo dell’acqua riempite i vasi per due terzi con terriccio formato da compost e terra dell’orto e per il rimanente terzo con compost e sabbia o argilla espansa. Maggiore è il periodo di maturazione del compost, minore è la necessità di mescolare a questo altri materiali.
Impiegando compost di due anni (ben vagliato per mezzo di una rete o un setaccio con fori di un centimetro di lato), potete riempire i vasi anche con il 70- 90% (al massimo) di compost specialmente se coltivate piante annuali e simili. In ogni caso sono le conoscenze acquisite nel tempo che possono darvi indicazioni su come utilizzare nel modo migliore possibile il compost anche per le coltivazioni in vaso.
In marzo proseguite le semine in contenitore per ottenere piante con il pane di terra da utilizzare anche per i trapianti in pieno campo. Attorno a metà mese mettete a dimora sotto ampi tunnel piante sempre con il pane di terra. Dopo il trapianto, irrigate con modeste quantità d’acqua. Nella prima quindicina di aprile trapiantate sotto piccoli tunnel. Dalla fine di aprile eseguite gli impianti anche in pieno campo, a meno che non si verifichino ritorni di freddo. Adottate, se possibile in tutte le situazioni di coltivazione, la pacciamatura con teli plastici scuri; potete usare altresì la paglia. Quando inizia la fase di fioritura, se lo ritenete opportuno, aiutate l’allegagione per mezzo di ormonature. Seguite con molta attenzione le istruzioni riportate sulle confezioni, in particolare per quanto riguarda la diluizione e la distribuzione del prodotto. Intervenite nelle ore più fresche della giornata (mattina presto o sera tardi) tenendovi a 20-25 centimetri dai fiori aperti.
Se non volete effettuare le ormonature, per favorire la formazione dei frutti potete eseguire la spruzzatura dei fiori con sola acqua distillata, senza diluirvi la sostanza ormonica. Nel pomodoro anche scuotere con delicatezza le piante più volte al giorno può aiutare l’allegagione. Vi sono comunque varietà di melanzana (come ad esempio Talina, Rondona e Galine, tutte ibride) particolarmente adatte alla coltura protetta che hanno la tendenza ad allegare senza che vi sia la fecondazione dei fiori, fenomeno chiamato partenocarpia. L’ormonatura – o interventi simili – si esegue in tutto il periodo in cui le temperature notturne scendono sotto i 12-13° C. Nelle grandi colture protette questa operazione viene sostituita dall’impiego di insetti impollinatori (bombi), che non comporta l’uso di sostanze chimiche e che diminuisce l’impiego di manodopera. Nei piccoli orti tale operazione, pur possibile, è difficile da realizzare per gli alti costi che ancora implica. In genere nel peperone e nel peperoncino non è necessario che effettuiate l’ormonatura. Dalla fine di aprile, se il tempo lo consente, seminate il pomodoro in pieno campo; la semina diretta però è un’operazione che viene eseguita sempre meno, almeno nei piccoli orti. Mettete in opera con molta cura i sostegni, soprattutto per le varietà di pomodoro che crescono di continuo in altezza (indeterminate) dotate di maggior vigore vegetativo, impiegando solidi tutori alti anche più di due metri e mezzo fuori terra. Anche le melanzane e i peperoni coltivati sotto tunnel necessitano di sostegni, ma sarebbe molto utile sorreggere pure le colture attuate in pieno campo.
Per la melanzana sono sempre più disponibili, anche in un numero limitato di esemplari, piante innestate su pomodori resistenti specialmente alla verticilliosi. Dato l’elevato costo di queste piante è opportuno che le adottiate dove vi sono veramente problemi causati dalla verticilliosi o, per prova, in terreni in cui la melanzana dimostra di riuscire in modo stentato (ad esempio in suoli piuttosto sassosi). In alcuni casi, sempre se disponibili, potrebbe essere utile l’impiego anche di piantine di pomodoro innestato su selezioni resistenti a malattie (ad esempio fusariosi, verticilliosi) e a parassiti (ad esempio nematodi o anguillule del terreno). L’innesto si dimostra valido per poter coltivare, con buona sicurezza, varietà deboli, ma in grado di fornire un prodotto di qualità come sono molte di quelle diffuse localmente, oppure più conosciute (come ad esempio Cuore di bue).
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