
Alterazione causata da temporanei squilibri idrici nel terreno, dalla qualità dell'acqua o, più raramente, da disfunzioni dell'apparato radicale; comunque da grave carenza di calcio. La fisiopatia compare sui frutti (soprattutto allungati) a tutti gli stadi di sviluppo, preferibilmente quando sono in fase di accrescimento, manifestandosi con maggior frequenza nei terreni leggeri o sabbiosi, soggetti a variazioni del regime idrico. Risulta favorita da eccessi azotati, elevate concentrazioni saline che contrastano l'assorbimento del calcio, repentini innalzamenti della temperatura che incrementano la traspirazione fogliare.
I tessuti maggiormente interessati dal marciume apicale sono quelli pericarpali corrispondenti all'estremità calicina della bacca. Questi assumono dapprima aspetto traslucido ed opaco, successivamente imbruniscono e infine degenerano in una lesione necrotica e depressa su cui si sviluppano marciumi secondari che possono penetrare nel frutto, insediandosi lungo l'asse stilare.
La maturazione della bacca del pomodoro avviene in modo ottimale quando questa si trova al riparo dell'apparato fogliare. L'improvvisa esposizione al sole del pericarpo provoca l'inibizione del licopene (carotenoide rosso) e il surriscaldamento dei tessuti colpiti che vengono devitalizzati e allessati con la comparsa di macchie giallastre più o meno raggrinzite su cui si insediano funghi saprofiti.
Con maggior frequenza la fisiopatia si manifesta in concomitanza di cultivar particolarmente vigorose che tendono a divaricare bruscamente i tralci quando il ciclo vegetativo è prossimo allo stadio di maturazione, esponendo i frutti all'azione diretta dei raggi solari.
Oltre che dalle caratteristiche genetiche delle cultivar, il fenomeno può essere indotto da eccessivi apporti di sostanze azotate quando la cultivar è caratterizzata da scarsa vigoria e modesta copertura fogliare di natura non solo genetica ma riconducibile a errori nella tecnica culturale in concomitanza con defogliazioni attribuibili ad eventi patologici o climatici.
Gli squilibri idrici (piogge abbondanti dopo un periodo secco, apporti eccessivi) sono la principale causa delle fenditure dei frutti prossimi alla maturazione. Le fessurazioni si dipartono circolarmente o radialmente dall'inserzione peduncolare. Possono essere superficiali, interessando il solo epicarpo e andare incontro a processi di suberificazione, con condizioni climatiche secche, oppure interessare anche il mesocarpo facilitando l'insediamento di microrganismi fungini e batterici che portano a rapido disfacimento i tessuti e alla totale perdita del prodotto.
Sono numerose le cause che portano all'aborto dei fiori generalmente per l'inibizione dell'attività del polline: temperature elevate (il polline si inattiva se persistono 33° C) o improvvisi abbassamenti e sbalzi termici, valori dell'umidità relativa dell'aria troppo alti o troppo bassi, stress idrici per eccesso o carenza d'acqua nel terreno e somministrazioni azotate in eccesso.
Circoscritta prevalentemente ai frutti allungati, la fisiopatia si manifesta con l'anomalo sviluppo delle logge seminali e il distacco tra pericarpo e tessuti placentari. Causata da squilibri idrico-nutrizionali e ambientali, determina la deformazione del frutto di cui è compromessa la possibilità di effettuare la pelatura.