
Attualmente sono oltre 320 le varietà diffuse e commercializzate sul territorio nazionale, ma solo una ventina può essere ricondotta alla tradizione agricola italiana, differenziandosi comunque da regione a regione. Tutte le altre sono ibride, risultato cioè degli studi di genetica e citogenetica, che si sono affermati dopo la prima guerra mondiale quando la ricerca iniziò a sfruttare i caratteri mendeliani semplici, lo stato diploide del pomodoro, il suo elevato grado di autofecondazione e la relativa facilità con cui potevano essere effettuati incroci manuali. In questi casi si parla di varietà brevettate.
Un primo tentativo di classificazione varietale in Italia fu compiuto nel 1903 da Luigi Trentin, direttore della Scuola Orticola al Lido di Venezia, il quale distinse le varietà da conserva (caratterizzate da pomodori a maturazione tardiva, dal frutto grosso, liscio e senza coste), quelle da consumo fresco (frutti con succo abbondante e maturazione più precoce) e quelle conservabili per l’inverno (bacche piccole e sode, spesso riunite in grappoli).
All’inizio del Novecento, le varietà che diedero gli sviluppi più interessanti furono la Fiascone e la Fiaschella, coltivate in Campania, dalla cui ibridazione naturale ha avuto origine il pomodoro perino.
Un ulteriore apporto alla ricchezza varietale nostrana, sempre tra fine Ottocento e inizi Novecento, è da attribuire all’arrivo dall’America del Nord di nuove tipologie, che diffusero varietà a frutto grosso, come il Trophy e il Rosso Grosso Costoluto. Da quest’ultima varietà si ottennero il Genovese, il Nizzardo, il Riccio di Parma e il Riccio Romagnolo, sempre a frutto grosso e costoluto. In seguito, si aggiunsero altre novità come Duke of York, Conference, Mikado, Ponderosa e Sunrise.
L’offerta dei primi del Novecento comprendeva così una scelta piuttosto ampia, con tipologie a ciliegia, allungate e tipo pomodoro perino, con frutti medi e grossi, sia lisci sia costoluti in grado di soddisfare contemporaneamente agricoltori e commercianti, superando l’interesse locale. Un esempio per tutti, la tipologia Marmande, recuperata e riproposta ancora oggi, agli inizi del XX secolo era nota solo in Sicilia!
A fianco un elenco delle varietà moderne raggruppate a seconda della tipologia di appartenenza.