
Durante il suo ciclo colturale, il pomodoro necessita di fertilizzazioni equilibrate.
L’uso di letame o compost maturo (3-4 kg/metro quadrato del primo, 3 del secondo) può risultare molto utile, in quanto fornisce elementi nutritivi ed esercita un’azione positiva sulla struttura del terreno.
È possibile integrare la concimazione organica con fertilizzanti minerali, ma in quantità più ridotte rispetto alle consuete varietà da mensa, specialmente per quanto riguarda l’azoto.
La fornitura degli elementi minerali favorisce il regolare sviluppo vegetativo e riduce i rischi di squilibri o carenze a carico di piante e frutti. L’azoto, che influisce sulla vigoria, la produzione e la pezzatura dei frutti, viene distribuito in pre-impianto e in copertura. Il fosforo incide sull’allegagione e sullo sviluppo dei frutti mentre il potassio migliora la qualità delle produzioni; i loro apporti vengono frazionati in pre-impianto, durante la rifinitura del terreno e in copertura.
Prima dell’impianto si possono impiegare 50-60 g/metro quadrato di perfosfato minerale-19 e 40-50 g/metro quadrato di solfato di potassio-50 distribuiti metà al momento della vangatura e metà con le lavorazioni che precedono il trapianto.
Subito prima del trapianto, solo nel caso in cui non sia stato impiegato letame o compost, oppure in presenza di terreni molto poveri, è possibile spargere 10-15 g/metro quadrato di nitrato ammonico-26. Nella coltura in atto (in copertura) si possono distribuire concimi in due volte, alla distanza di 10-15 giorni, quando i frutti iniziano a ingrossarsi, nella dose di 8 grammi di nitrato ammonico-26 per metro quadrato; la distribuzione si può eseguire praticando piccoli fori sulla pacciamatura.
Chi dispone di nitrato di calcio-15 (il calcio può aiutare a prevenire il marciume apicale) può impiegarlo al posto del nitrato ammonico-26 (nella dose di 14 g/metro quadrato). Non volendo adoperare i concimi indicati sopra è possibile utilizzare un fertilizzante che contiene guano (derivato dall’accumulo delle deiezioni di uccelli, soprattutto marini, avvenuto in luoghi asciutti e desertici nel corso dei secoli) attenendosi per i quantitativi da impiegare alle istruzioni riportate sulla confezione.
La fertilità di un terreno dipende da molti fattori di tipo fisico (struttura), chimico (dotazione di elementi nutritivi per le piante) e biologico (attività degli organismi utili).
L’analisi chimico- fisica del suolo è un notevole aiuto nel caso in cui se ne voglia migliorare la fertilità, miglioramento che però si può ottenere solo nel corso degli anni.
Per apportare azoto al terreno si può distribuire, specialmente prima dell’inizio delle colture, pollina umificata (15-20 kg/100 metri quadrati) riservando questa concimazione alle coltivazioni più esigenti come pomodoro, peperone, melanzana, zucchino (quindi non a lattughe, piselli, fagiolini, fave).
Bisogna comunque attenersi alle istruzioni allegate alle confezioni del concime per quanto riguarda le quantità da impiegare e le modalità di distribuzione. La pollina, che viene quasi sempre commercializzata in pellet, deve venire subito interrata e ben mescolata al terreno. Questo concime è ammesso nelle colture biologiche solo per necessità riconosciuta dall’organismo di controllo.
Per favorire un apporto azotato continuativo si possono poi impiegare, soprattutto per le colture più esigenti, concimi a lenta cessione tanto prima dell’avvio della coltivazione quanto in copertura attenendosi anche in questo caso alle istruzioni d’uso. Le quantità da impiegare possono variare infatti da coltura a coltura.
Qualsiasi concime si adoperi è importante non esagerare mai con i quantitativi usati perché potrebbero produrre effetti negativi sulle colture (danni da salinità, cali di produzione, eccessiva vegetazione, maggiore facilità di attacchi di malattie) e accumulare prodotti tossici per la nostra salute (nitrati).
Quando i concimi si spargono in copertura è sempre consigliabile frazionare gli apporti per verificare come reagiscono le colture e non correre il rischio di eccedere nelle quantità.
Se le piantine si presentano poco rigogliose, ma sane, non sono consigliabili interventi di concimazione. Una volta avvenuta la messa a dimora, le piantine si riprendono velocemente e di regola non pongono problemi per la crescita. Un eccesso di concimazione può invece favorire troppo la vegetazione con il risultato che si avranno piantine molto sviluppate, deboli (spesso filate) e che, una volta trapiantate, faticheranno maggiormente ad adattarsi al nuovo ambiente di coltura. Solo nel caso in cui la crescita si presentasse veramente stentata è opportuno intervenire con delle irrigazioni fertilizzanti (fertirrigazioni). La prudenza è comunque d’obbligo.
Concimi solubili in acqua e con elevati contenuti in elementi fertilizzanti sono da evitare perché, specialmente per pochi litri d’acqua, sono difficilmente dosabili. In ogni caso maggiore è il quantitativo di elementi fertilizzanti (cioè il titolo che rappresenta la percentuale in peso dell’elemento o degli elementi fertilizzanti contenuti nel prodotto) più elevata dovrà essere la diluizione in acqua (si può arrivare a 50 o anche 25 g di concime per ettolitro; in qualsiasi caso non si superano i 200 g per ettolitro pari a 2 g per litro). Meglio evitare concimi che contengono molto azoto.
Un piccolo produttore può utilizzare anche i fertilizzanti liquidi per impiego generale che si possono trovare presso molti rivenditori di articoli per il giardinaggio, tipo concime universale 7 N (azoto) + 7 P2O5 (anidride fosforica) + 7 K2O (ossido di potassio) + microelementi (ferro e altri). Per l’uso bisogna attenersi alle istruzioni allegate alle confezioni.