
Il pomodoro da mensa è una tipica coltura irrigua e una corretta gestione delle irrigazioni può migliorare i risultati produttivi e qualitativi.
Irrigazioni eccessive, oltre allo spreco dell’acqua, comportano dilavamento del terreno, ritardi nella maturazione, eccessivo sviluppo vegetativo delle piante e probabili attacchi fungini mentre apporti limitati producono uno sviluppo stentato, insufficciente pezzatura dei frutti e possibile comparsa di marciumi apicali.
È inoltre importante preferire turni irrigui ravvicinati per ridurre i rischi di ristagno idrico e di dilavamenti. È infine indispensabile controllare la qualità dell’acqua, soprattutto la concentrazione di Sali solubili. Una salinità troppo elevata, infatti, provoca alterazioni del metabolismo della pianta, quali una riduzione dell’apparato radicale, accartocciamento delle foglie e riduzione del numero di fiori e della produzione.
L’unica difesa efficace contro la siccità è, naturalmente, la pratica dell’irrigazione. Tuttavia, l’applicazione di alcuni accorgimenti tecnici può aiutare le radici nel loro compito di ricerca dell’acqua, limitare il consumo da parte delle piante o ridurre le perdite dal terreno, consentire di contenere i danni sulle colture attuate in ambienti aridi e senza la possibilità di interventi irrigui di soccorso.
Si parla del caldo eccessivo e della siccità prolungata come fenomeni meteorologici che coincidono di frequente nell’ambiente mediterraneo; di solito le temperature elevate aggravano gli effetti della mancanza di piogge, accentuando e accelerando la trasformazione in vapore dell’acqua in qualunque luogo essa si trovi: nel mare, nei laghi, nel terreno, negli esseri viventi.
L’acqua presente nel terreno è soggetta a forze che agiscono per trattenerla o per allontanarla. Le forze che trattengono l’acqua (potenziale idrico del terreno), la rendono a un certo momento (quando è molto scarsa) non disponibile per l’albero, nel senso che le radici non sono in grado di estrarla dal suolo. Da questo punto di vista, però, le diverse specie di piante si comportano in modi differenti; a parità di tipo di terreno, ciò dipende in particolare dal volume di suolo esplorato dalle radici e dalla superficie fogliare della pianta, in quanto è dalle foglie che passa la quasi totalità dell’acqua assorbita dall’apparato radicale. Naturalmente a questo si aggiunge la diversa possibilità di una specie, rispetto a un’altra, di adattarsi alla diminuzione della disponibilità di acqua, anche in relazione alla fase di sviluppo (pianta giovane o adulta) e alla fase fenologica che attraversa (germogliamento, fioritura, allegagione, sviluppo dei frutti, maturazione). Si possono considerare due estremi: l’actinidia e l’olivo; la prima subisce danno quando la disponibilità di acqua è ancora doppia rispetto a quella per l’olivo. In pratica, quindi, l’actinidia necessita di irrigazioni più frequenti e abbondanti rispetto all’olivo.
Quando una pianta non riesce a soddisfare il proprio fabbisogno idrico, cerca di limitare la perdita di acqua dovuta alla traspirazione, che peraltro è strettamente collegata all’attività di fotosintesi. La traspirazione viene ridotta mediante la chiusura degli stomi delle foglie, ma la scarsa disponibilità di acqua ha effetti negativi sulla fotosintesi, per cui il metabolismo della pianta viene più o meno compromesso. Gli effetti più evidenti della siccità si manifestano con l’appassimento delle foglie e con l’arresto di sviluppo dei frutti che, perdurando la scarsità d’acqua, si accartocciano o avvizziscono e cadono.
Sezione di una foglia molto ingrandita: nella pagina inferiore sono presenti gli stomi (s) microscopische aperture che garantiscono lo scambio la traspirazione e gli scambi gassosi. Sono costituiti da due cellule reniforme (r) che in condizione di turgore normale lasciano aperta una fessura detta ostiolo (o). In condizioni di siccità le due cellule perdono turgore e la fessura si chiude limitando la perdita d'acqua.
La difesa dalla siccità, negli ambienti in cui non si ha la possibilità di ricorrere all’irrigazione, si può realizzare almeno in parte con un’attenta gestione del terreno. Nei casi in cui è indispensabile la presenza del prato, come avviene nei terreni in pendio per evitare i danni causati dall’erosione, occorre mantenere molto controllato il prato stesso con frequenti passaggi del trinciaerba; questi hanno lo scopo di limitare al massimo lo sviluppo dell’erba stessa sia nella parte aerea, riducendo così la sua traspirazione, sia nell’apparato radicale, riducendo così l’assorbimento di acqua dal suolo.
Nei casi in cui il terreno viene lavorato periodicamente, si dovrà trovare un giusto equilibrio fra la frequenza delle lavorazioni per eliminare le erbe infestanti e la necessità di non smuovere troppo la terra, per evitare di metterla all’aria più del necessario e accentuare l’evaporazione. D’altra parte, con leggere lavorazioni che sminuzzano la terra in superficie, si dovrà evitare il mantenimento della crosta che si forma dopo una pioggia e ancor più delle crepe che si formano per il gran caldo, al fine di contrastare il fenomeno della risalita dell’acqua per capillarità dagli strati più profondi, fenomeno che si verifica soprattutto nei terreni argilloso-limosi.
Infine, anche la potatura verde, razionalmente eseguita a seconda delle specie e varietà, può contribuire a limitare le esigenze idriche da parte della pianta, attraverso l’eliminazione delle parti che non sono necessarie per la produzione dell’anno successivo. Si riduce così l’area fogliare e quindi il consumo d’acqua.
Danni e alte temperature, e ancora di più la siccità, poco si accordano con la coltivazione degli ortaggi tanto che, se non è possibile irrigare, bisogna rinunciare alla loro coltivazione, almeno nel periodo più caldo e asciutto dell’anno. Temperature elevate, unite a scarsa o nulla disponibilità d’acqua, portano prima al rallentamento e poi al blocco della vegetazione. Se non si interviene a mezzo di irrigazioni si possono avere danni gravissimi e la perdita completa della produzione.
È facile poi che si verifichino scottature che anche il piccolo produttore può constatare sui frutti di peperone, pomodoro, melanzana, melone. È però possibile che si producano ustioni anche su foglie e fiori.
Non sempre tali ustioni sono così evidenti come quelle che si notano sui frutti, ma arrecano danni talora difficilmente riparabili da parte delle piante (difficoltà di crescita complessiva, minore produzione, più elevato scarto al momento dell’utilizzazione). Con il caldo vi è poi impossibilità o difficoltà da parte di alcuni ortaggi di germinare (prima di tutto la lattuga, ma anche il finocchio, il sedano, il prezzemolo).La siccità può inoltre favorire la precoce salita a seme di alcuni ortaggi (ad esempio lattughe, finocchi), specialmente quando si coltivano varietà poco indicate per la stagione estiva (cioè, come dicono i tecnici, che non hanno l’adatto termofotoperiodo).
Per proteggere gli ortaggi dal caldo è necessario seguirli con costanti, ripetute, ma moderate irrigazioni, perché sono il mezzo fondamentale per evitare blocchi di vegetazione delle piante. Gli ortaggi non devono venire irrigati per aspersione (a pioggia) sia per prevenire possibili attacchi causati da funghi microscopici sia al fine di evitare scottature a foglie, fiori e frutti (se si irriga in presenza del sole le gocce d’acqua si comportano come delle lenti provocando lesioni che possono portare al disseccamento della parte colpita).Solo in posizioni molto luminose e soleggiate e in presenza di colture sensibili alle scottature (esempio diverse varietà di peperone) si possono ombreggiare molto leggermente le aiuole (è sufficiente una rete antigrandine) oppure, se la coltivazione è attuata sotto tunnel, si possono rendere un po’ opachi i teli con un trattamento a base di latte di calce (basta sporcare l’acqua con una piccola quantità di calce spenta, ad esempio 1 kg/100 litri, aumentando le dosi solo nel caso che le scottature si ripetessero). Tale pratica di solito è attuata dai coltivatori di professione.
Di recente, sono stati messi in commercio dei materiali plastici di copertura, in grado di creare all’interno della protezione un ambiente con luce diffusa che, oltre a favorire una migliore vegetazione, dovrebbe evitare possibili scottature; tali materiali, però, non sono per il momento disponibili per i piccoli produttori.
Per quanto riguarda la produzione delle piantine, è opportuno, soprattutto nelle località più soleggiate, che i contenitori vengano posti sotto una protezione ricoperta da rete ombreggiante al 25%. Questa rete protegge gli ortaggi anche contro possibili danni causati dalla grandine. Prima del trapianto (5-6 giorni) si toglie la rete con gradualità (iniziando verso sera e di prima mattina) per abituare le piantine alla piena luce. In alcune annate il caldo – non di rado unito a un’umidità dell’aria molto alta – dura a lungo e le temperature possono superare di giorno e di notte i limiti che le piante possono sopportare (limiti biologici) per cui è probabile che si verifichino danni assai gravi a cui è poi difficile porre rimedio.
Infatti le piante bloccano la vegetazione con mancata crescita, insufficiente o nulla formazione dei frutti (non vi è o è molto scarsa l’allegagione dei fiori) e quelli già formati si ingrossano poco o cadono. A questo punto anche ripetute irrigazioni potrebbero non servire o perfino risultare dannose perché si può bloccare pure l’assorbimento di acqua e si può creare a livello di radici un ambiente povero di aria. In questi casi sarebbe opportuno irrigare la mattina molto presto (prima che si levi il sole) quando il terreno si è un po’ raffreddato perché in tal modo si riducono gli inconvenienti dovuti alle differenze di temperatura del suolo e dell’acqua.
Di prima mattina infatti le temperature risultano un po’ più basse e le piante dovrebbero poter compiere le funzioni vitali. Va comunque raccomandato che gli apporti d’acqua siano moderati. Particolare attenzione deve essere prestata alle piante coltivate in vaso (specialmente di materiale plastico) perché all’interno si possono creare condizioni termiche favorevoli alla lessatura delle radici (riscaldamento eccessivo del terriccio e dell’acqua che lo imbeve). Anche in questo caso, verificandosi condizioni limite per la sopravvivenza stessa delle piante, è da raccomandare di dare acqua, senza eccedere, preferibilmente al mattino.
La mancata o parziale formazione della colorazione rossa dei frutti di pomodoro è, in genere, dovuta al verificarsi di alte temperature nel momento della maturazione dei frutti. È comunque da ricordare che le varietà del tipo ciliegino sono in genere piuttosto vigorose e richiedono minori concimazioni e irrigazioni (le bacche possono facilmente spaccarsi) rispetto alla media delle varietà da mensa.
Quindi è consigliabile, specialmente se si possiedono terreni fertili, allevare non un fusto solo, ma due o anche tre. In questo modo non solo aumenta il numero di bacche prodotte, ma si dà la possibilità alle piante di sfogare la propria vigoria.
Per ottenere piante con due o tre fusti, si cimano – cioè si toglie il germoglio principale – quando hanno 6-8 foglie vere (6-8 foglie oltre i cotiledoni che sono le prime foglioline ad uscire dal seme e che hanno una forma completamente diversa dalle altre; alcuni vivaisti le cimano anche a 4-5 foglie). Dei germogli che si sviluppano dopo la cimatura si tengono i due o tre migliori. Questi devono venire sorretti già dalle prime fasi di crescita con un sostegno per ogni fusto. Tale sostegno dovrà essere piuttosto alto (2,5 m o più) vista appunto la vigoria di queste piante. Ogni fusto dovrà poi essere ripulito dai germogli laterali che si formano a livello di ogni foglia (cioè le femminelle).
Per avere maggiori possibilità di completo successo della coltura sarebbe opportuno coltivare le varietà di pomodoro ciliegino in un’aiuola a parte date, come sottolineato, le diverse esigenze che hanno rispetto alle altre varietà.