
Ricoprire il terreno con teli plastici è una tecnica collaudata che viene utilizzata su scala sempre più vasta ormai da alcuni decenni. Tuttavia nei piccoli orti la pacciamatura non è ancora diffusa come dovrebbe perchè spesso si ritiene che, coprendo il suolo con i teli, il terreno non respiri o che le materie plastiche abbiano addirittura qualche incidenza negativa sulle coltivazioni.
Come stanno realmente le cose e come adottare in modo corretto questa tecnica di coltivazione?
Il nome pacciamatura deriva da pacciame, termine che indica lo strato di foglie e piccoli rami che si accumula sotto gli alberi. L’uso di ricoprire il terreno si è sviluppato inizialmente in zone semiaride dove è importante risparmiare il più possibile l’acqua e, a questo primo scopo, si è in seguito aggiunto quello del controllo delle piante infestanti.
Per attuare questa tecnica sono stati e vengono usati diversi materiali: foglie, ramaglie, torbe, residui di falciatura del prato, trucioli, segature, cortecce, residui della produzione di compost, apposita carta e, soprattutto, le paglie di cereali (frumento e orzo). La diffusione poi delle materie plastiche ha aumentato i vantaggi della pacciamatura che ha trovato in breve tempo applicazione su vasta scala, esonerando talune specie poco diffuse.
I vantaggi della pacciamatura con materiali plastici scuri sono numerosi, per esempio l’eliminazione quasi completa dei problemi arrecati dalle piante infestanti e il più ridotto consumo di acqua per irrigare in quanto la pacciamatura impedisce in gran parte l’evaporazione dell’acqua dal suolo e trattiene l’umidità che risale dagli strati più profondi del terreno mettendola a disposizione delle piante. Inoltre, data l’assenza di infestanti, quasi tutta l’acqua resta disponibile per le colture, le produzioni sono più abbondanti, il terreno si riscalda in meno tempo e si mantiene più caldo rispetto al suolo non coperto consentendo così, mediamente, una più accentuata precocità delle colture e un più lungo ciclo produttivo. Ancora, si segnala una superiore disponibilità di elementi fertilizzanti perché le temperature medie più alte consentono una migliore attività dei microrganismi del terreno, un minore dilavamento (perdita in profondità), specialmente dei nitrati, dato che le colture sono soggette in misura più limitata all’azione di piogge e irrigazioni e, nel caso del pomodoro, l’ottenimento di frutti puliti perché non vengono a contatto diretto con il terreno.
Infine, le migliori condizioni di crescita (nei terreni pacciamati è stata rilevata una maggiore disponibilità di anidride carbonica) determinano una maggiore uniformità della vegetazione; si ha un ridotto compattamento del suolo provocato da piogge o irrigazioni e una minore incidenza di malattie causate da funghi microscopici; una volta asportati i teli, il terreno si presenta arieggiato e molto più soffice rispetto al suolo non coperto. I teli riflettenti hanno poi la capacità di allontanare gli insetti (per esempio Bemisia tabaci, aleurodide che trasporta il virus dell’accartocciamento fogliare giallo del pomodoro e di ridurre gli interventi di diserbo manuale.
Tra gli inconvenienti dell’uso dei materiali plastici per pacciamatura, a parte i costi di acquisto e di messa in opera, è stato a volte verificato, soprattutto in corrispondenza di periodi estivi particolarmente caldi, un rallentamento dell’attività dei microrganismi del suolo.
Inoltre può succedere che le piante appena messe a dimora si possano scottare toccando i teli. L’impiego di piante con pane di terra e irrigazioni che tengono costante l’umidità del terreno evitano o limitano moltissimo questo inconveniente.
Talora nella fragola i teli vengono imbiancati con latte di calce perché non si riscaldino eccessivamente. Ma il vero problema è quello dello smaltimento (il materiale con cui vengono fabbricati più comunemente i teli è il polietilene o Pe), soprattutto quando sono sporchi di terra o di residui di antiparassitari
Lo spessore dei teli più comunemente adoperati va da 0,05 a 0,10 mm. Oltre ai teli neri, per la pacciamatura si possono adoperare teli trasparenti, usati specialmente nella coltura del melone per rendere più precoce la produzione. Questi teli, però, non impediscono la crescita delle piante infestanti.
Esistono poi teli di tonalità più chiare (grigio fumo) o scure da una parte e bianco latte dall’altra, usati specialmente per le colture protette e per quelle dette fuori suolo (coltivate senza il supporto del terreno); questi materiali sono però poco disponibili per il piccolo produttore.
Si possono adoperare anche, ma in genere è un impiego limitato alla fragola, teli di materiale plastico tessuto (detti teli vivaio) che consentono il passaggio dell’acqua e che possono durare alcuni anni. I teli di materiale plastico sono oggi disponibili presso i migliori garden center e le rivendite di prodotti per l’agricoltura anche in piccole quantità (sono venduti in bobine a peso o a metro).
I teli devono essere stesi sulle aiuole in modo che non vi siano piegature
o rilievi, quindi vanno posti in opera su terreno accuratamente lavorato, come quando si prepara per semine e trapianti. Quando si usa la manichetta per l’irrigazione, che consente anche la distribuzione di acqua con i concimi disciolti (irrigazione fertilizzante o fertirrigazione), la sistemazione delle aiuole deve essere ancora più accurata, in quanto è necessario accertarsi che non vi siano conche od ostacoli che impediscano il regolare deflusso dell’acqua. La manichetta viene stesa al centro dell’aiola (ma se ne può mettere anche una per fila) in rapporto alle colture, alla fittezza delle piante, al tipo di manichetta adottata, ecc. In ogni caso è consigliabile, prima di pacciamare le aiuole, verificare il funzionamento delle manichette eseguendo una breve irrigazione a vuoto.
Quando si stendono i teli è opportuno scegliere né periodi troppo freddi né molto caldi per evitare irregolari tensioni dei teli stessi (quando fa freddo è meglio operare nelle ore centrali di un giorno soleggiato, con il caldo è meglio posare i teli alla mattina presto). Il loro ancoraggio dovrà inoltre essere il più resistente possibile altrimenti il vento, anche leggero, potrebbe sollevarli e strapparli e, nello stesso tempo, la tensione non dovrà risultare eccessiva perché gli sbalzi di temperatura potrebbero provocare rotture dei teli.
Per compiere l’operazione di fissaggio si possono predisporre ai lati delle aiuole dei piccoli solchi nei quali viene introdotto il telo che viene poi zavorrato ricoprendolo con lo stesso terreno risultante dallo scavo.
Quando si adotta la pacciamatura integrale, o nel caso si voglia consentire una migliore stabilità dei teli, si può mettere sui teli stessi (in corrispondenza dei percorsi tra aiuole o tra le file di colture) qualche badilata di terreno o meglio ancora di sabbia. Questo sistema è consigliabile anche nei piccoli orti (in mancanza di sabbia, i teli si possono fermare con sacchetti di plastica riempiti di terra o di sassi), facendo attenzione a non porre terra o sabbia sopra le manichette per l’irrigazione o nei punti in cui si dovranno collocare le piante!
Sono tra le colture che si avvalgono nel modo migliore della pacciamatura sia sotto protezioni che in pieno campo. Per questi ortaggi sarebbe una pratica da consigliare vivamente pure nei piccoli orti. Chi alleva il pomodoro senza sostegni otterrà un notevole vantaggio adottando questa tecnica (i frutti non toccano il terreno e si verificano meno marciumi e più ridotti attacchi di malattie).
Agricoltura Biologica Italiana: la paglia nella pacciamatura