
Per evitare i rischi di infezioni fungine ed evitare scadimenti produttivi e qualitativi è sconsigliato il ristoppio e la successione ad altre solanacee. Non solo il pomodoro non va coltivato per due anni di seguito nella stessa aiuola, ma sarebbe opportuno attendere tre-quattro anni o anche più quando si sia accertata la presenza di malattie che colpiscono i vasi che trasportano la linfa e/o le parti che li circondano (fusariosi, verticilliosi).
Se si alterna un solo ciclo produttivo di un’altra specie orticola, è allora consigliato l’impiego di varietà di pomodoro resistenti ai patogeni vascolari (Verticillium, Fusarium) e nematodi).
Gravi problemi per la mancata applicazione della rotazione, con conseguenze economiche molto rilevanti, si hanno tanto nelle piccole coltivazioni quanto nelle colture specializzate professionali delle zone più votate a questa coltura. Una soluzione potrebbe essere quella di coltivare in vaso.
È da rilevare poi che in una piccola superficie, dove sono presenti di regola molte colture con diverse caratteristiche ed esigenze, con un po’ d’organizzazione, la rotazione è facile attuare.
Per le rimanenti pratiche colturali non vi sono differenze rispetto alle altre colture di pomodoro. Va comunque ricordato che contro le malattie causate da funghi microscopici si può adoperare un prodotto a base di solfato di rame tribasico 15,2% (liquido, 30 millilitri per 10 litri d’acqua, ammesso nelle colture biologiche) fino a 3 giorni prima della raccolta. I prodotti a base di rame hanno azione preventiva anche contro le malattie causate da batteri.
Ci si rende conto del valore di questo tipo di coltivazione soprattutto quando si esegue la raccolta perché si staccano, di regola, bacche integre e ben colorate. Essendo lo scarto molto limitato, la resa (quantitativo per metro quadrato) aumenta in modo apprezzabile.