
Con i suoi vari ceppi, TSWV interessa una vasta gamma di ospiti che comprende oltre 500 fra specie coltivate e selvatiche appartenenti a circa 70 famiglie botaniche.
Il vettore più temibile è rappresentato da Frankliniella occidentalis che, per nutrirsi, punge le parti epigee della pianta di pomodoro iniettando la propria saliva prima di suggere il contenuto cellulare. Quando le piante sono infette e l'insetto è allo stadio di neanide si verifica la trasmissione del virus in modo persistente e propagativo. Il tripide può svernare come ninfa, trasmettendo il virus nella primavera successiva. Frankliniella occidentalis diffonde il virus in modo particolarmente intenso per la sua facilità di movimento e in funzione dell'elevato numero di popolazioni, condizionate dall'innalzamento delle temperature. Dal momento della trasmissione all'apparire dei primi sintomi sulla pianta trascorrono 15-20 giorni.
I primi sintomi di TSWV compaiono sulle foglie apicali come macchie tonde di 3-4 mm, dapprima clorotiche, successivamente bronzee e necrotizzate che determinano l'ispessimento delle nervature, l'arrotolamento della lamina e l'incurvamento verso il basso dell'asse principale. La parte apicale della pianta dissecca con sintomatologia che ricorda gli esiti da gelo. Quasi contemporaneamente sulle foglie basali compaiono lesioni necrotiche che invadono l'intero lembo. Su piccioli e fusto compaiono striature brune e lucenti. Se la pianta è in uno stadio giovanile avvizzisce e muore in breve tempo; se è in fase di fruttificazione la differenziazione fiorale si arresta e sulle bacche compaiono maculature anulari superficiali con pigmentazioni concentriche rosa, giallastre o biancastre che si trasformano in tacche necrotiche depresse con riduzione generalizzata della pezzatura. La struttura della pianta appare brachizzata, le foglie assumono colorazione antocianica soprattutto nei pressi delle nervature e si verifica l'anomala emissione di getti laterali.
Il virus dell'avvizzimento maculato del pomodoro risulta relativamente diffuso nelle aree di coltivazione del Sud Italia, essendo originario degli ambienti subtropicali. In funzione dell'andamento stagionale e della sensibilità varietale, la sua diffusione appare di anno in anno più preoccupante, pur interessando una parte relativamente ridotta delle coltivazioni.
L'azione diretta contro l'insetto vettore risulta di difficile realizzazione, perché questo si insedia all'interno dei calici fiorali. Si provvede pertanto alla distruzione delle infestanti prossime alle coltivazioni, al controllo del materiale da trapiantare per evidenziare la presenza del tripide o di piantine con foglie che presentano piccole maculature.