
La sopravvivenza del CMV si realizza con la contaminazione di piante sia coltivate (tra cui le principali cucurbitacee) sia spontanee (genere Amaranthus in particolare e Stellaria media) che perpetuano il virus per seme. In letteratura vengono segnalate 800 specie appartenenti a 70
famiglie botaniche che fungono da ospiti naturali per il virus del mosaico del cetriolo.
Il processo infettivo avviene in modo non persistente ad opera di 75 specie afidi (in particolare Aphis gossypii, Aphis fabae, Macrosiphum euphorbiae, Myzus persicae), le cui forme alate risultano condizionate dalla rigidità dei mesi invernali. Gli afidi in generale si nutrono con il loro stiletto boccale di piante coltivate o spontanee infette che si trovano ai margini, ma anche ad una distanza lunga o medio lunga, delle future coltivazioni di pomodoro, trasferendosi poi su queste con una intensità sintomatologica decrescente dall'esterno verso l'interno. E' sufficiente meno di un minuto perché l'insetto acquisisca il virus durante le punture di saggio, dopo di che rimane virulento per un massimo di 4 ore. La pressione virale risulta condizionata dall'aleatorietà demografica delle popolazioni afidiche. La trasmissione per seme del CMV risulta trascurabile.
La sintomatologia varia in funzione della temperatura, delle condizioni idriche del terreno, della cultivar e della natura del virus che può presentarsi con ceppi diversi per tratti aggiuntivi di RNA, come nel caso del CARNA 5. I principali quadri sintomatologici del CMV sono riconducibili alle differenti temperature:
I ceppi che portano alla maculatura clorotica possono determinare la morte della pianta o, nel migliore dei casi una lieve decurtazione produttiva; quelli che determinano la laciniatura fogliare all'incommerciabilità dei frutti che può interessare circa il 30% della produzione. La necrosi letale, soprattutto se occultata, oltre alla decurtazione produttiva, che può raggiungere il 100%, può incidere sul conto economico colturale perché i frutti possono essere raccolti e successivamente scartati o rifiutati dagli stabilimenti di trasformazione.
Come per tutte le altre manifestazioni virali, non esiste un metodo di lotta diretto. Si ricorre a ibridi ingegnerizzati oppure alla distruzione dei vettori (nello specifico gli afidi) con operazioni di diserbo radicale delle aree prossime alle colture.